MEDIORIENTE

IO VAGO ERRANTE Io vago errante, io sono folle, nudo, elegante, faccio smorfie, sorridente dietro la polvere della carovana che risale dal deserto verso l’oasi dove sgorgano le sorgenti dell’Unità. O mie cavalcature nate il mio stesso giorno, io ho lasciato le provviste per il viaggio a quelli che non sanno fare a meno del latte della loro madre. La mia ombra si moltiplica nello specchio dei miraggi. Sete. Mi sfiora il volteggio delle aquile dell’ultimo respiro. Il sole calante arrossa i miei orizzonti. Sangue. Io non ho paura della morte, non ammiro affatto la vita. Niente mi turba, tranne queste piccole farfalle svanite sulla loro rosa d’amore. Non c’è per me altro punto d’arrivo che la stella della mia follia. Quando il velo della fatica mi avvolgerà io cadrò sulla sabbia, granello tra i granelli. Come guanciale la mia mano che rivela i sogni di prima ch’io esistessi. Come compagno il silenzio in cui trova riparo il respiro di ogni creatura. Di scritti e di parole io non conosco l’ombra, perché mia madre non m’ha insegnato altro che interpretare l’incresparsi della sabbia dove scompaiono la tracce di ogni vita. Un tetto io non ce l’ho per poterlo rimpiangere. La tenda della realtà si trova oltre il bivacco delle stelle che corrono verso altre vie lattee. Il giorno in cui tremerà la terra chi si trova abbandonato al suolo si rialzerà. Quando il mio corpo cadrà sfinito seppellitelo laggiù, sotto la duna, il midollo farà da humus. La mia anima partirà gridando come un cammello verso gli oceani di cui nessuno custodisce gli accessi (Mahmoudan Hawad - poeta tuareg).
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